Ambiente
In a Bottle Magazine

La FAO lancia l’allarme, tutelare la risorsa acqua per salvaguardare il pianeta

In vista del 6° Forum Mondiale dell’Acqua, la Fao punta sul tema del rapporto tra cibo e acqua

MARSIGLIA - Se non facciamo presto a mettere al sicuro l’acqua, entro il 2050 non avremo più cibo per tutti.  E’ questo il messaggio che la FAO lancia in occasione del 6° Forum Mondiale dell’ Acqua, che si tiene a Marsiglia dal 12 al 17 marzo. Secondo le stime FAO, tra trent’anni la popolazione mondiale crescerà di due miliardi di persone, passando dagli attuali sette ad un totale di nove miliardi. Si prevede che  le domande di cibo aumenteranno conseguentemente tra il 70% ed il 100% e per questo non solo sarà necessaria più acqua da bere, ma una maggiore tutela e salvaguardia della risorsa idrica in generale.

LA SFIDA ALIMENTARE - Ogni giorno, solo per dissetare la popolazione che abita il pianeta Terra,sono necessari dai 14 ai 28 miliardi di litri di acqua, pari ad una media di 2-4 litri pro–capite. Per sfamare una singola persona servono invece tra i duemila e i cinquemila litri di acqua al giorno. Ogni prodotto alimentare possiede difatti una propria “impronta idrica”, pari alla quantità di acqua utilizzata per produrlo. Se per una tazzina di caffè sono necessari 140 litri di acqua, per ottenere un chilogrammo di carne di manzo si utilizzano fino a 15.500 litri di acqua. Un solo hamburger farcito con formaggio e carne ha bisogno di 2.400 litri d’acqua, che salgono a 2.600 circa se al panino aggiungiamo un contorno di patatine fritte. Pertanto, se come stima la FAO il consumo di carne aumenterà in maniera rilevante nei prossimi anni, ci sarà da preoccuparsi.

LE CIFRE- Secondo i dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, dagli attuali 40 kg pro capite si arriverà nel 2050 a circa 52 kg di carne a testa, il che significa più culture per alimentare il bestiame e dunque più acqua. Si stima ad esempio che la produzione di mais dovrà aumentare di ulteriori 480 milioni di tonnellate (+80%), pari a 432.000 miliardi di litri “acqua virtuale” in più, mentre la produzione di soia dovrà raggiungere i 515 milioni di tonnellate (+140%), il che renderà necessario un ulteriore impiego di 338.000 miliardi di litri d’acqua. Ripensare alla dieta di ogni giorno, spiega la FAO, diventa a questo punto cruciale, anche in considerazione del fatto che parte dell’acqua impiegata per produrre gli alimenti viene sprecata. 

LA SITUAZIONE IN ITALIA - Solamente in Italia, come racconta il “Libro Blu” sullo spreco dell’acqua in Italia, realizzato da Last Minute Market nell’ambito del progetto “Un anno contro lo spreco 2011”, nel 2010 sono andati persi 12,6 miliardi di metri cubi d’acqua, serviti alla produzione di 14 milioni di tonnellate di prodotti agricoli rimasti nei campi. Il che vuol dire una quantità di acqua pari ad 1/10 del Mare Adriatico, utilizzata per ortaggi e frutti che non hanno mai raggiunto i mercati. In quest’ottica ''il primo passo è quello di eliminare gli sprechi – spiega Pasquale Steduto, responsabile  dell'Unità FAO per la Valorizzazione e la Gestione delle Risorse Idriche – ed in secondo luogo aumentare la produttività agricola impiegando la stessa quantità d'acqua. Se si riuscisse a mantenere la stessa produzione agricola con una riduzione dell'1% nel consumo di acqua, questo si tradurrebbe in un aumento del 10% della disponibilità di acqua per altri settori''.

 IL DEGRADO DELLE RISORSE IDRICHE - Altra questione posta sul piatto dalla FAO è quella inerente il degrado delle risorse di suolo e acqua. Secondo la FAO, un quarto delle terre del Pianeta sono degradate e diversi grandi fiumi diventano aridi durante parte dell'anno, con impatti gravi sulla biodiversità acquatica. A rischio sono soprattutto la costa  occidentale delle Americhe, la regione mediterranea dell'Europa meridionale e del Nord Africa, il Sahel, il Corno d'Africa e tutta l'Asia. Vista, inoltre, la dipendenza di molti sistemi produttivi alimentari dalle acque sotterranee, la FAO lancia un appello, ad una gestione sempre più sostenibile della risorsa acqua da parte delle imprese.

CREARE VALORE CONDIVISO, L’ESPERIENZA NESTLÉ - Nella sfida all’efficienza idrica, Nestlé risulta leader tra i leader, grazie ad un modello che punta, sin dal 2006, sull’alleanza tra aziende, associazioni di agricoltori ed istituzioni, per promuovere l’efficienza idrica. Sulla filosofia della “Creazione di Valore Condiviso” si basa il percorso intrapreso dai produttori di Marche, Abruzzo e Sicilia che lavorano con  la linea di prodotti “La Valle degli Orti”. Per ridurre il consumo di acqua e massimizzare la produttività delle colture, i produttori utilizzano pratiche agronomiche tradizionali, tecniche di rotazioni delle colture che migliorano la fertilità dei campi e metodologie di irrigazione “a goccia”. Sempre nell’ottica dell’efficienza idrica, Nestlé ha recentemente partecipato al progetto di ricerca svolto dalla società di consulenza Althesys, per l’analisi di costi e benefici delle diverse metodologie irrigue impiegate in Italia, al fine di rafforzare conoscenze e competenze dei produttori circa la corretta gestione delle filiere alimentari anche in caso di carenza di risorse idriche.

13 marzo 2012