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Ambiente e Territorio

Acqua: allo studio i suoi flussi

Acqua: allo studio i suoi flussi

Nelle ultime tre decadi le superfici glaciali Alpine si sono ridotte fino al 30-40%, in risposta ai sensibili incrementi delle temperature primaverili ed estive. Tale variazione, accompagnata dalla diminuzione dello spessore e della durata della neve in inverno, potrà avere ripercussioni sulla disponibilità di acqua, che potrà essere minore durante l’estate.
 

Per tutte queste ragioni è importante conoscere i meccanismi di produzione e distribuzione dell’acqua nell’ambiente glaciale alpino. Ed è proprio questo l’obiettivo del progetto che il Politecnico di Milano e Levissima hanno realizzato insieme sul gruppo montuoso Dosdé-Piazzi, in Alta Valtellina. A parlarcene oggi è Daniele Bocchiola, ingegnere e professore del Politecnico, che si è occupato in prima persona dell’iniziativa.
 

In che cosa è consistito il progetto che avete realizzato in collaborazione con Levissima, sul gruppo montuoso Dosdé-Piazzi?

Il progetto, condotto dal mio gruppo di lavoro del Politecnico di Milano, in collaborazione con il personale del Dipartimento Scienze della Terra dell’Università Statale di Milano, si è focalizzato in particolare sulla variazione dei flussi d’acqua del torrente Dosdé, in alta Val Viola Bormina. Il suo bacino include 2.55 km2 di ghiacciai, appartenenti al gruppo Piazzi Campo, tra cui il ghiacciaio del Dosdé Orientale. Lì abbiamo installato un misuratore che ha registrato i dati relativi alla portata del torrente all’interno del suo alveo, di grande interesse per la conoscenza del ciclo dell’acqua di quest’area glaciale.
 

Quali sono le finalità del progetto?

Tale esperimento, tra i primi di questo genere in Italia, ha consentito di ampliare le conoscenze relative al ciclo idrologico dei bacini glaciali Alpini. Questi non sono infatti studiati in maniera intensiva, date le difficili condizioni ambientali e la carenza strutturale di fondi per la ricerca. Abbiamo poi sviluppato un modello matematico per rappresentare le dinamiche di scioglimento e accumulo del manto nivale e del ghiaccio sui corpi glaciali.
 

Quale aspetto del progetto l’ha toccata maggiormente da un punto di vista personale?

Il lavoro ad alta quota richiede dedizione e fatica fisica, mentre la ricerca di fondi necessari per la conduzione di queste ricerche, per esempio per l’acquisto degli strumenti necessari o per il sostentamento dei ricercatori, è sempre più difficile. Ritengo che debbano essere tenuti in considerazione, da un lato, la decisione del gruppo Levissima di supportare tali ricerche e, dall’altro, la passione e l’impegno delle persone che conducono tali ricerche.
 

La possibilità di lavorare nell’ambiente montano, che per noi ricercatori e per tutti gli appassionati di montagna possiede un fascino immenso, è da un lato un privilegio, e dall’altro un atto di amore per questi ambienti estremi e difficili, che vogliamo tuttavia studiare, capire e preservare.

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