Newsletter CSR - N° 39

Sanpellegrino premia i campioni della R-Generation

Sono Milano, Roma e Napoli le scuole vincitrici della campagna educativa sul riciclo “Raccogli la Plastica, Semina il Futuro”. Alla sua seconda edizione l’iniziativa ci rende quest’anno particolarmente orgogliosi dei risultati raggiunti e sempre più convinti, come Gruppo, che un’educazione al rispetto dell’ambiente debba passare soprattutto dai più piccoli.

600 Kg di PET raccolto, il record raggiunto quest’anno; 20 le tonnellate prelevate negli istituti dalle aziende di igiene urbana locale; 30.000 i bambini coinvolti nella sfida tra ottobre e dicembre 2013 e 100 le scuole primarie di Lombardia, Lazio e Campania aderenti al progetto. La R-Generation, ovvero la generazione del riciclo, si riconferma davvero rispettosa dell’ambiente e impegnata per un futuro sostenibile. Numeri sorprendenti, nella seconda edizione, che confermano le potenzialità della campagna educativa: con la plastica recuperata si possono produrre ben 33.000 coperte in pile o 25.000 felpe o ancora 10.000 trapunte matrimoniali.

Sono stati l’Istituto Pareto di Milano, il Frignani di Roma e il Ferdinando Russo di Napoli a conquistarsi il podio nella competizione a favore della raccolta del PET, materiale al 100% riciclabile. Ognuno di essi riceverà utili premi per le attività didattiche: kit da palestra, materassini e altri strumenti per l’educazione fisica insieme a un righello ricevuto da ogni alunno che ha partecipato all’iniziativa, il tutto in plastica riciclata.

Entusiasmo, curiosità e tanta voglia di apprendere gli ingredienti di “Raccogli la Plastica, Semina il Futuro” nato, grazie a Levissima e Nestlé Vera in Bosco, con lo scopo di sensibilizzare i bambini delle scuole primarie italiane ad una corretta gestione della raccolta differenziata del PET. Inserita tra le attività educative che come Gruppo promuoviamo da diversi anni nei confronti delle nuove generazioni, la campagna rientra nel progetto internazionale WET (Water Education for Children).

Daniela Murelli, Direttore Corporate Social Responsibility Gruppo Sanpellegrino 

La raccolta differenziata torna sulle piste da sci

Corretto riciclo della plastica anche durante la settimana bianca. Nelle skiarea di Valtellina e Valchiavenna, per il secondo anno, tornano i punti di raccolta Levissima nelle adiacenze dei rifugi e degli impianti di risalita dell’alta Lombardia. 6 i Comuni coinvolti con l’obiettivo di promuovere nei consumatori la buona pratica e far conoscere  loro le potenzialità del PET che, se opportunamente differenziato, può rinascere a nuova vita.

La stagione sciistica all’insegna della sostenibilità. Sciatori e frequentatori delle piste da sci della regione alpina sensibilizzati, anche in questa stagione invernale, al corretto riciclo. L’iniziativa, inserita all’interno dell’ impegno del Gruppo Sanpellegrino per la salvaguardia dell’ambiente, è realizzata in partnership con Secam, società di igiene urbana locale, e con il patrocinio della Provincia di Sondrio.

Bidoni personalizzati per la raccolta e locandine informative sono a disposizione di sportivi e non per illustrare loro  le caratteristiche del PET, materiale al 100% riciclabile da considerare non come ingombro da smaltire ma come risorsa. Oltre ad essere leggero, infrangibile e perfettamente igienico è in grado di preservare le peculiarità uniche dell’acqua minerale, garantendone quindi la sua originaria purezza.

Da 20 bottiglie in PET nasce una coperta in pile e da 27 un morbido maglione”: con questo linguaggio delle equivalenze si anima la grafica di bidoni e locandine creati per ricordare agli sciatori che la mentalità dell’usa e getta è ormai superata. Il PET, infatti, non perde nessuna delle sue caratteristiche positive, permettendo la realizzazione di nuove bottiglie o tantissimi altri oggetti. E Levissima, da sempre impegnata nel favorire uno stile di vita sostenibile, in primis nel territorio da cui sgorga, la Valtellina, ha a cuore la bellezza di queste montagne e la natura incontaminata in cui ha origine.

Anche Veneto e Friuli-Venezia Giulia nel Nuovo Catasto dei Ghiacciai italiani

Dopo Lombardia, Piemonte e Abruzzo due importanti tasselli si aggiungono al progetto di ricerca dell’Università degli Studi di Milano che, insieme a Levissima, monitora lo “stato di salute” del cuore freddo delle nostre montagne negli ultimi 50 anni, principale indicatore dei cambiamenti climatici in atto.

Hanno tutti dimensioni molto piccole, si trovano su montagne costituite da rocce simili e sono in gran parte ricoperti di detrito; classificati come glacionevati (corpi glaciali che si stanno riducendo drasticamente) e alimentati da valanghe, si trovano nel settore Sud Orientale delle Alpi Italiane, sul fondo di valli protette da pareti rocciose che ne riducono l’insolazione e la fusione. Queste le caratteristiche che accomunano i ghiacciai di Veneto e Friuli-Venezia Giulia anch’essi divenuti oggetto di studio per la realizzazione del Nuovo Catasto Nazionale che va ad aggiornare quello realizzato nel 1959-1962.

Anche questi piccoli ghiacciai stanno risentendo dei cambiamenti climatici in atto, riducendo spessore e superficie, in linea con la tendenza al regresso riscontrata nelle altre regioni della penisola – spiega Claudio Smiraglia, professore ed esperto glaciologo dell’Università degli Studi di Milano, a capo del progetto di ricerca – nel corso degli anni però si sono ricoperti di detrito, derivante dai crolli delle pareti circostanti, che li ha protetti conservandoli più a lungo. Quando il detrito supera lo spessore di qualche centimetro, infatti, riduce la quantità di calore che può raggiungere il ghiaccio sepolto, limitando in modo sensibile la sua fusione; seppur di difficile individuazione sono oggi molto numerose le placche di ghiaccio interamente ricoperte da detrito”.

Fra le due regioni è il Veneto ad ospitarne il maggior numero. Sono, infatti, 38 i corpi glaciali situati nei più famosi gruppi dolomitici come le Pale di S.Martino, il Pelmo, il Civetta, le Tofane, l’Antelao e il Sorapis. Queste aree registrano una significativa riduzione del -26% in circa mezzo secolo, non considerando però il ghiacciaio della Marmolada. Quelli del Friuli, invece, sono in totale 5, 2 in meno rispetto a 50 anni fa. Si trovano ai piedi del Montasio e del Canin, nelle Alpi Giulie, e la loro superficie complessiva ha avuto una riduzione del 50%.

Nestlé Waters UK conquista il marchio “Zero Rifiuti”

Una nuova alleanza si stringe a favore di alternative sostenibili ai packaging a base di petrolio. Nestlé, insieme al WWF e ad altre sette imprese con un ruolo chiave a livello mondiale nei beni di largo consumo, scende in campo per incoraggiare l’innovazione in tema di bioplastiche derivate da materiali vegetali.

È Bioplastics Feedstock Alliance (BFA) il nome dato al nuovo sodalizio che riunisce i maggiori esperti del mondo industriale, accademico e della società civile per promuovere e sostenere lo scambio scientifico, la collaborazione, l’educazione e l’innovazione a favore di uno sviluppo sostenibile di materiali bio-based. Tra le aziende capofila nell’incoraggiare le bioplastiche di origine vegetale c’è Nestlé che ha recentemente annunciato l’accordo con WWF e altre grandi realtà nel settore del largo consumo, tutti uniti per potenziare l’uso responsabile di materiali agricoli – canna da zucchero, mais, giunco – per la produzione di imballaggi e packaging.

“Entrare a far parte della BFA – ha spiegato Anne Roulin, Global Research e Responsabile Sviluppo Sostenibilità di Nestlé – significa che contribuiremo a costruire un futuro più sostenibile per l’industria delle bioplastiche, pur affrontando tematiche cruciali quali l’utilizzo del territorio, la sicurezza alimentare e la biodiversità”. E il ruolo chiave delle industrie in questo processo di innovazione viene ribadito anche da Janez Potocnik, Commissario UE, durante l’8° Conferenza di European Bioplastics nella quale ha sottolineato il potenziale di questa nuova frontiera e l’importanza che il mondo dell’impresa ha nell’informare il pubblico sui suoi prodotti e processi.

In Italia pioniere di questo traguardo è Sanpellegrino con il marchio Levissima che, dopo anni di studi e ricerche, ha lanciato sul mercato una bottiglia in bio-based PET prodotta con l’impiego, in parte, di fonti rinnovabili derivanti dalla canna da zucchero. Con il 30% di origine vegetale questo PET è PET a tutti gli effetti quindi riciclabile al 100% e in grado di mantenere inalterate tutte le sue caratteristiche: leggero, infrangibile, perfettamente igienico, e adatto al gasato.