Newsletter CSR - N° 45

Al via la Terza Edizione del Premio “Raccogli la Plastica, Semina il Futuro”

Ritorna la competizione dedicata ai campioni della R-Generation che quest’anno coinvolge le scuole primarie di Milano, Torino e Napoli. Tante le novità di questa edizione, dalla gara in classe per chi raccoglie più PET, alla missione riciclo da compiere a casa attraverso la community dei Regenerators a Mister-R, la guida per diventare supereroe della raccolta differenziata.

Con due nuove anime e dopo aver già coinvolto circa 50.000 studenti, “Raccogli la Plastica, Semina il Futuro”, riparte con sfide ancora più coinvolgenti per tutti i giovani ambasciatori del riciclo. Promosso quest’anno da Levissima, S. Bernardo Sorgente Rocciaviva e Nestlé Vera In Bosco, le acque del Gruppo da sempre impegnate a sensibilizzare i bambini ad una corretta gestione degli imballaggi in PET, il progetto educativo, oltre alle numerose attività, chiuderà questa terza edizione con la Festa del Riciclo e un bellissimo spettacolo teatrale nel quartiere con più Regenerator.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con le aziende di igiene urbana AMSA, ASIA e AMIAT e con il Patrocinio dei Comuni coinvolti, prevede due percorsi paralleli. A scuola gli alunni potranno depositare in appositi contenitori bottiglie e altri imballaggi; per gli istituti più virtuosi in palio utili lavagne interattive multimediali mentre per tutti i partecipanti è previsto uno zainetto in R-PET, prova concreta degli innumerevoli oggetti che da questo materiale posso scaturire. Ma l’educational continua anche a casa e coinvolgendo famiglia e amici: registrandosi con i propri genitori sul sito www.rgeneration.it (on line dal 27 ottobre) un inedito tutor virtuale, Mister-R, guiderà tra divertenti sfide, lezioni in pillole, curiosi quiz e simpatiche prove che permetteranno di diventare un supereroe del riciclo e di vincere premi in R-PET.

Daniela Murelli, Direttore Corporate Social Responsibility Gruppo Sanpellegrino 

“Levissima Spedizione Ghiacciai” per studiare il cuore freddo delle Alpi lombarde

Tecnologia aerospaziale, satellite NASA per immagini ad altissima risoluzione e una stazione metereologica all’avanguardia. Le più innovative tecniche al servizio della ricerca glaciologica per studiare la fusione dei ghiacciai in Alta Valtellina e spiegare i meccanismi che ne stanno accelerando i processi.

L’acqua minerale simbolo di purezza che dal 2007 collabora attivamente con l’Università di Milano per studiare come sta cambiando il cuore freddo del Ghiacciaio Dosdé Piazzi da non nasce dal Dosdè, ha promosso in Alta Valtellina un nuovo programma di ricerca scientifica per misurare la fusione glaciale e produrre un modello utili anche per altre realtà che stanno conoscendo una fase di sofferenza.

Negli ultimi anni, infatti, i ghiacciai sono sempre meno bianchi e candidi, anche a causa di sabbie (in qualche caso provenienti addirittura dal Sahara) e polveri conseguenti agli incendi boschivi, alla disgregazione delle rocce e ai fumi di combustione dei motori diesel. Si tratta del cosiddetto black carbon(scientificamente è l’aerosol prodotto dall’incompleta combustione delle biomasse) ovvero polvere e fuliggine che rendono meno bianchi e riflettenti neve e ghiaccio, incrementando così la radiazione solare assorbita e quindi la fusione.

Partendo da queste considerazioni, il team dell’Università di Milano, guidato dal professor Claudio Smiraglia, ha dato avvio nel laboratorio a cielo aperto del Ghiacciaio Dosdé Piazzi, a un innovativo progetto che unisce l’alta tecnologia con una stazione metereologica d’avanguardia. I primi esperimenti svolti nel corso dell’estate 2014, grazie anche al passaggio del satellite della NASA, hanno portato a risultati molto incoraggianti. I ricercatori hanno collocato temporaneamente sui ghiacciai uno speciale telo in materiale atossico che steso su una superficie di qualche centinaio di metri quadri rende meglio riconoscibile l’immagine e permette la corretta localizzazione degli elementi in essa presenti.

Queste sperimentazioni tecnologiche rappresentano la prima fase di un progetto che punta a realizzare protocolli di lavoro innovativi che dalla Valtellina possano essere esportati per tutte le Alpi e trovare le risposte scientifiche alla fusione dei ghiacciai italiani.

Le buone pratiche di Nestlé Waters per limitare la “Transport Footprint”

Il 95% della produzione venduta nel paese di origine; 480 km è la distanza media percorsa dallo stabilimento ai clienti in Europa; il 79% dei prodotti sono spediti direttamente ai clienti. Sono i numeri con Nestlé Waters ottimizza l’impatto dei trasporti nei processi di produzione e distribuzione dell’acqua minerale

Quello dei trasporti è sicuramente uno dei fronti più importanti e rappresenta un tassello fondamentale per Nestlé Waters, da sempre impegnata a garantire il rispetto per l'ambiente e le comunità in cui opera. Per limitare cosiddetta “Transport Footprint” sono diversi gli accorgimenti adottati in tutti i territorio del mondo in cui l’azienda opera.

Accorciare le distanze tra il prodotto e il consumatore è uno di questi. Nel mondo questa pratica appartiene a Nestlé Pure Life, che ha introdotto un modello multi-source globale che fornisce acqua sicura e conveniente adattata alle preferenze locali. In Italia un simile approccio appartiene a Nestlé Vera, con le sue fonti in Veneto e in Sicilia.

Trasporti alternativi e utilizzo di nuove tecnologie rappresentano poi altre strategie per raggiungere il consumatore. In particolare molta importanza viene date alle vie alternative esistenti in una data regione come stazioni ferroviarie, canali fluviali e porti. Per quanto riguarda l’innovazione tecnologica, se i  più recenti veicoli Euro 5 ed Euro 6 hanno contribuito a ridurre significativamente sia il consumo di carburante che le emissioni di gas rispetto alle generazioni più anziane, in Nord America e Polonia Nestlé Waters ha avviato progetti pilota per sostituire la flotta di camion con autocarri “ibridi”, ovvero dotati di motore elettrico.

Ci sono infine altre pratiche che mettono al centro la collaborazione con le Istituzioni locali. In alcune zone della fase di distribuzione, infatti, i regolamenti definiscono il peso massimo ammissibile per un prodotto che può essere caricato su un camion. In base a tali limitazione, Nestlé Waters ha lavorato attivamente per ottimizzare il rapporto tra il carico e l'indennità autorizzata per ridurre l'impatto ambientale dei trasporti per litro. 

Minerale, filtrata, di rubinetto: conoscere per scegliere

Come nascono? Quali sono le loro caratteristiche? Chi ne determina la sicurezza e la qualità? Il sito Storiediacqua.com ha creato un’info-grafica che racconta le differenze tra acqua minerale, acqua filtrata e acqua di rubinetto per dare un aiuto in più a orientarsi nella scelta

L’acqua di rubinetto è prelevata da acque dolci superficiali, acque sotterranee o addirittura di mare. Viene distribuita dagli acquedotti ed è soggetta a trattamenti di potabilizzazione e disinfezione che possono lasciare “tracce” nell’acqua. Per questo motivo, come spiega un’info-grafica realizzata da Storiediacqua.com, la legge prevede il controllo di alcuni parametri dell’acqua potabile che non sono previsti per l’acqua minerale poiché questa non viene trattata. Un’acqua potabile con un valore di parametro oltre il limite di legge può ottenere deroghe concesse dalla Regione in cui si trova la fonte. Inoltre, è disciplinata dal Decreto Legislativo 2 febbraio 2011 n.31.

L’acqua minerale ha origine da falde o giacimenti sotterranei, è microbiologicamente pura all’origine, ha composizione e temperatura costanti ed è riconosciuta dal Ministero della Sanità. Deve essere imbottigliata in prossimità della sorgente e arriva alla tavola così come sgorga alla fonte, senza interventi di alcun tipo. Per legge è dotata di un’etichetta che riporta le informazioni relative alle caratteristiche e al luogo di utilizzazione della stessa. Tutte le acque minerali sono controllate quotidianamente e, nel caso del Gruppo Sanpellegrino, ai controlli delle autorità sanitarie si affiancano anche oltre 400 controlli interni al giorno. Un’acqua minerale con anche solo un parametro fuori dal limite fissato dalla legislazione, perde il riconoscimento ministeriale e non può più essere commercializzata.

L’acqua filtrata nasce dall’utilizzo di dispositivi professionali o caraffe filtranti finalizzati al trattamento dell’acqua potabile. Esistono diversi tipi di apparecchiature a secondo del luogo e dell’utilizzo: dalla casa, a quelle installate nei bar e nei ristoranti che producono acqua liscia o gassata, a quelle installate dai comuni nelle “case dell’acqua”. L’acqua filtrata è sottoposta a prelievi e controlli da parte delle ASL, ma la norma non detta la frequenza dei controlli. Il proprietario, che deve garantire la sicurezza igienica dell’acqua filtrata, procede ai controlli dell’acqua affidandosi a laboratori esterni o utilizzando degli appositi kit, che però consentono la determinazione solo di alcuni parametri chimici.