Diario Sp Sales Campus Plus 2015

Diario di Viaggio #2 - Catapultati nel mondo del lavoro

01 Apr 2015

di Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice della “Repubblica degli Stagisti

Per molti dei 24 ragazzi che hanno da poche settimane cominciato la loro avventura di stage all'interno del progetto "Sanpellegrino Sales Campus", questa è la primissima esperienza sul campo. E per questi giovani "campussini" questo momento è anche giusto per riflettere sul tema, oggi più delicato che mai, del raccordo tra università e lavoro. Sono tutti laureati, ma non tutti hanno ricevuto un buon servizio dalla propria università rispetto al contatto con aziende potenzialmente interessate.

«L’università non mi ha aiutato a trovare questo stage, ho fatto tutta da sola» racconta per esempio Francesca Romana, veneziana "cafoscarina" poi trapiantata a Forlì per la specialistica in russo e non digiuna di esperienze di lavoro, avendo al suo attivo varie collaborazioni con la Mostra del Cinema di Venezia, uno stage alla Georgian Foundation for Strategic and International Studies, e lezioni di italiano al Centro Culturale Italiano dell’università di Tbilisi. Tutte esperienze che le hanno permesso dunque di aprirsi la strada da sola, nonostante una certa latitanza dell'università: «Il servizio placement della mia sede non ha portato ad azioni concrete per trovare lavoro, oltre a dei seminari su come scrivere un cv».

Più fortunato Romolo, certamente uno di quelli con il bagaglio di esperienze pregresse più forte: tanti anni di lavoro come cameriere e pizzaiolo per mantenersi durante gli studi, per non pesare sulla famiglia, e poi un'esperienza di cocopro come junior trader su mercati valutari presso un’azienda inglese con sede distaccata a Roma. Un ragazzo con un'etica del lavoro già molto forte nel suo dna: «Vengo da una famiglia umile: mia mamma è casalinga e babbo trasporta, carica, scarica e monta mobili per l’arredo delle case» racconta con orgoglio: «Li ho visti crescermi con determinazione e spirito di sacrificio. Non mi è mancato mai niente, anche se certo non avevo i migliori jeans e t-shirt di marca». Guardando a questo grande esempio di dignità, Romolo ha capito che avrebbe voluto fare un passo in più: «Qualcosa che loro non si sono potuti permettere e che io ho potuto invece fare, grazie alle varie borse di studio». È stato proprio grazie alla sua università, Tor Vergata, che è entrato in contatto con Sanpellegrino:  «Sono venuto a conoscenza del programma tramite il desk imprese» ricorda: «Tra le offerte presenti ho ritenuto che fosse la più appetibile e con un’azienda con la quale sicuramente, a prescindere dal futuro lavorativo, il mio curriculum si sarebbe arricchito».

La musica cambia, innegabilmente, quando si parla con chi esce da università private. Tra i campussini per esempio c'è la bocconiana Cristina, milanese 24enne, che dà un giudizio positivo delle attività previste dal suo ateneo: «Durante gli studi mi sono serviti molto i lavori di gruppo, soprattutto quelli che sono stati progettati insieme alle aziende. Questi finivano con la presentazione del lavoro di fronte ai manager aziendali, erano molto realistici e la possibilità di entrare in contatto con le aziende era un forte stimolo a dare il massimo». E valuta bene anche il lavoro dell'ufficio stage di ateneo, che organizza il career day Bocconi & jobs e  gestisce il portale web con gli annunci destinati ai bocconiani.

Vincenzo, 25enne palermitano trapiantato a Roma, porta invece l'esperienza di una metà di studi (per la triennale) in un ateneo pubblico, e l'altra metà (per la specialistica) in uno privato. «Nel 2012, dopo essermi laureato alla triennale a Palermo, supportato dai miei genitori  ho deciso di trasferirmi a Roma, per cominciare una nuova avventura alla Luiss Guido Carli. Una scelta che si è rilevata giustissima dato che mi ha aperto un network enorme a livello relazionale e umano che mi ha dato tantissime occasioni». Vincenzo ha saputo delle selezioni in atto per il Sanpellegrino Sales Campus proprio grazie alla Luiss: «Già dalla prima telefonata ho capito che poteva essere una occasione fantastica. E inoltre ero pieno di orgoglio, dato che mi era stato detto che il mio cv aveva superato una scrematura di più di 3mila candidati».

Ma c'è anche chi pensa che alla fine chi fa da sé faccia per tre: «L’università è un buon ponte tra studio e lavoro» ammette Martina, campussina 25enne originaria di Gualdo Tadino, in Umbria, ma ormai trapiantata a Milano dopo la laurea in comunicazione e marketing alla Iulm: «Chiaro è che le sole competenze scolastiche ed universitarie da sole non bastano. Serve impegno, la giusta verve, l’adeguata dose di spigliatezza, e perché no» chiude «anche un pizzico di fortuna. Ho participato a due career day ma in quelle occasioni non sono riuscita a trovare opportunità: in realtà me le sono sempre trovate da sola al di fuori!»