Studi e Ricerche

Per un giovane su 2 l'Università non prepara al mondo del lavoro

06 Apr 2016

Poca esperienza maturata (26%), scarsa propensione delle aziende ad assumere (19,5%), settori di interesse saturi (17%). Sono queste alcune delle difficoltà individuate dai giovani italiani, laureati e studenti, nel trovare un’occupazione e per il 46,5% di loro nemmeno l’Università prepara adeguatamente ad entrare nel mondo del lavoro. In effetti, stando alle ultime statistiche Eurostat, poco più di un laureato su due (il 52,9% del totale) risulta occupato entro tre anni dal conseguimento del diploma, si tratta del dato peggiore dell'Unione europea dopo la Grecia. Ridurre questo gap e valorizzare i giovani significa, per il 44% dei laureati e studenti coinvolti nella ricerca, dare anche un’opportunità per sostenere il Made in Italy e impiegare energie nuove per l’intero Paese.

E’ quanto emerge da una ricerca promossa dal Gruppo Sanpellegrino in occasione del 3° Premio di Laurea Sanpellegrino Campus, in collaborazione con il portale Tesionline nel mese di marzo 2016, su 10.425 tra laureati e studenti universitari italiani, per capire come vedono il rapporto tra Università e mondo delle Aziende, quali criticità riscontrano, quali sono le loro proposte per fare sistema e quale contributo pensano di poter dare al Made in Italy per renderlo ancora più vincente.

Aziende che non assumono ed esperienza che manca: queste le difficoltà che incontrano laureati e studenti universitari nel trovare un’occupazione. Per il 46,5% è l’Università a non preparare adeguatamente al mondo del lavoro

Quali problematiche secondo te complicano l’accesso dei giovani al mondo del lavoro? Per il 26% dei giovani è l’esperienza minima che manca e viene richiesta dalle aziende, percezione che sale ancora di più tra i non laureati (35%). Il 19,5% dei soggetti coinvolti invece pensa che siano le aziende ad assumere poco mentre per il 17% sono i settori di interesse ad essere ormai saturi e non più in grado di assorbire l’offerta.

Per quanto riguarda l’istruzione, ritieni che l’Università prepari adeguatamente al mondo del lavoro? Rispondono no il 46,5% tra laureati e studenti, in parte perché la formazione è troppo teorica e poco pratica (16,5%) e in parte perché l’Università non ha la forza di accompagnare i giovani verso le Aziende dopo la laurea (19%). Solo il 25,5% ritiene invece all’altezza l’Università italiana, sia per la qualità dell’istruzione (13%) sia per le sinergie che in grado di mettere in campo con le Imprese (12,5%).

Università e Stato dovrebbero fare di più per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. E alle Aziende chiedono di premiare il merito, trattenere i talenti e non lasciare allo sbaraglio quanti entrano per la prima volta in azienda

Parlando del rapporto tra aziende e laureati-studenti, quali difficoltà avverti? Il 21,25% dei giovani coinvolti lamenta la poca pratica che viene svolta all’Università e che impedisce di essere subito operativi in azienda. Per il 18,75% manca poi un ponte di collegamento tra i due mondi (Università e Aziende) mentre per il 17,75% proprio le imprese dovrebbero puntare su training formativi interni più incisivi per accompagnare le giovani risorse.

Università (22,5%) e Stato (20%) sono i soggetti che dovrebbero fare di più per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. Alle Aziende invece laureati e studenti chiedono di puntare sul merito (19,5%), non lasciare allo sbaraglio quanti entrano per la prima volta in azienda (22,5%), attrarre e trattenere i talenti (18,5%), prestare più attenzione sul welfare aziendale (14,25%); stimolare la competizione tra risorse giovani e più esperte (13,25%).

Valorizzare i giovani significa creare vantaggi anche per l’intero Sistema Italia. A pensarlo è il 44,5% tra laureati e studenti, che spiegano anche quali idee innovative vorrebbero portare nelle aziende per valorizzare il Made in Italy

Stai già immaginando o programmando il tuo futuro dopo la carriera di studi? Nonostante le difficoltà descritte, il 49% degli studenti e il 35% dei laureati hanno già un’idea di quello che vogliono fare dopo la laurea: il 25,5% dei soggetti coinvolti ha infatti già iniziato a studiare il settore nel quale vuole affermarsi mentre solo il 16,5% immagina un futuro all’estero.

Ritieni che l’Italia valorizzando i giovani possa anche valorizzare il Made in Italy? La maggior parte dei soggetti coinvolti ritiene di , in particolare oltre uno studente su 2 (53%) e un laureato su 3 (35%). Questo perché ritengono di essere una risorsa del e per il Made in Italy (25,5%) e perché possono liberare energie innovative per l’intero Paese (18,5%), dove per innovazione intendono: creatività e intraprendenza (18%), migliorare la vita di più persone possibili (19%) e anticipare il futuro (15%).

Quali idee proporresti per innovare il Made in Italy? Per un quarto dei soggetti coinvolti (24%) l’innovazione passa attraverso il potenziamento delle infrastrutture digitali per permettere anche alle realtà più piccole di accedere ai mercati internazionali. Il 16,5% ipotizza anche l’ipotesi di iniziare a insegnarlo nelle scuole per apprenderne fin da subito le potenzialità mentre il 15,5% vorrebbe puntare maggiormente sull’e-commerce per alleggerire i costi. Circa un giovane su 3 (30%) vorrebbe farlo diventare un vero e proprio marchio e trasformarlo in un’esperienza da vivere mentre il 13%, più visionario, immagina etichette tecnologiche in grado di raccontare all’estero le origini dei prodotti e delle aziende.

 

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